Burattini e Autismo PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 01 Settembre 2010 14:06

UN TEATRO DAI DIVERSI TALENTI

 

19 Giugno 2010 Longiano

 

Relazione Burattini e Autismo di Maurizio Gioco

 

 

 

 

L’autismo è una malattia di origine genetica-biologica e si ritiene siano coinvolti anche fattori immunologici, metabolici, ambientali ci sono grandi variabilità nella manifestazione del disturbo che va a interessare  principalmente  gli ambiti della comunicazione, dell’interazione, del movimento e della sfera emotiva e relazionale.

L’insorgenza della malattia avviene entro i primi tre anni di vita.

Ci sono diversi livelli di autismo, la causa ancora non è completamente conosciuta ma giornalmente  vengono pubblicati nuovi studi che riguardano sia la ricerca di marker specifici, sia gli aspetti organici della malattia; attualmente la stessa diagnosi si fonda principalmente sull’osservazione dei comportamenti.

Nella maggior parte dei casi la malattia ha un’ evoluzione fatta di miglioramenti, in particolare  si notano nell’adattamento ai vari contesti e l’accesso ad apprendimenti cognitivi anche se in maniera disarmonica e talvolta con abilità spiccate in aree limitate.

Si registrano purtroppo anche situazioni di tipo regressivo, spesso accompagnate da degenerazione e arretramento delle abilità acquisite.

Il bambino autistico è un bambino che tende a fare da solo, che rimane isolato, che spesso utilizza il gioco in maniera non funzionale, che difficilmente arriva a sviluppare un vero gioco simbolico e rappresentativo.

L’intervento con i burattini si pone diversi obiettivi e questo dipende dal livello del bambino nel momento dell’incontro e della proposta. E’ molto importante che l’equipe di riferimento dia all’operatore riabilitatore-burattinaio una fotografia precisa del soggetto presentando il livello di sviluppo negli ambiti comunicativo (sia verbale che non verbale), organizzazione del movimento (funzione esecutive), interazione/scambio.  Queste informazioni sono importanti per iniziare  perché  evitano per esempio di sviluppare e alimentare comportamenti di tipo oppositorio che tenderebbero a precludere la possibilità di intervento successivo.

Nella mia esperienza di  lavoro quotidiana con bambini autistici, sono educatore presso un centro pubblico di riabilitazione e ricerca, ho inserito stabilmente nel setting di lavoro i burattini oramai da quasi 15 anni.

Il setting della mia stanza ha preso con il tempo una fisionomia definita (i vari materiali hanno trovato una loro collocazione); ci sono burattini di plastica (possono essere lavati) dentro a una grande tela con tasche a vista, burattini disposti a vista sopra una mensola , una cesta con burattini di stoffa ben impugnabili tipo presine, un teatrino sempre disponibile, dei burattini a dito nell’armadio e dei pupazzetti in legno (realistici), un piccolo teatrino da tavolo, un teatrino alla loro altezza più stabile, una scatola con oggetti, una scatola contenente  immagini che possono servire per creare un riferimento visivo o lo sfondo ad una storia. Tutti questi materiali sono mantenuti più o meno sempre nello stesso posto e questo si è rivelato molto utile per creare una routine d’uso e una consuetudine alla presenza, visto che le prese in carico  riabilitative hanno nel tempo una durata molto lunga. (fino a cinque/sei anni)

I livelli di lavoro prevedono uno spazio iniziale dedicato al burattino di 5/10minuti all’interno della seduta di 45’. Il lavoro richiede un contenimento (il bambino seduto su una sedia di fronte o di fianco) per abituarlo all’attenzione verso il burattino, i movimenti devono essere lenti, vanno tenute sotto controllo tutte le componenti percettive e dispercettive. Nella mia esperienza raramente  ho dovuto insegnare ad un bambino autistico l’impugnatura: o c’è il rifiuto iniziale nel vedere la mano scomparire dentro al vestito, o sarà il bambino stesso che naturalmente troverà il modo di impugnarlo correttamente.

Gli obiettivi iniziali possono essere quelli di creare brevi momenti di attenzione condivisa con l’oggetto. Si usa il burattino perché il viso è più stabile rispetto a quello della persona e perché si cerca attraverso questo fenomenale mediatore di sviluppare lo scambio.

Il dare e il prendere un oggetto per esempio, il porgerlo ecc.

Un capitolo a parte merita l’uso del burattino per sviluppare il linguaggio nell’autismo. Sappiamo che il linguaggio autistico se è presente  è nella maggior parte dei casi poco comunicativo a parte i soggetti con sindrome di Asperger e comunque risente di forme come la gergolalia, l’ecolalia, forme stereotipate ecc.

Quello che vale per i processi di apprendimento nello sviluppo normale del bambino nel movimento, vale anche per il linguaggio, in particolare l’imitazione e il successivo  sviluppo in strutture più complesse fino ad arrivare alla struttura della frase e del dialogo.

Nel bambino normale questo è possibile inizialmente in una situazione di scambio affettivo con la mamma, continuo e ripetuto con frequenza elevata, cosa che non avviene per impossibilità interattiva emotiva nei bambini con autismo.

Pertanto il linguaggio del burattino dovrà inizialmente essere semplice, sottolineare gli accadimenti più che spiegarli, introdurre forme semplici di dialogo ripetute, tenere conto che può essere presente un disturbo in ingresso di comprensione del verbale ecc.

La difficoltà di alcuni bambini di comprendere l’altro e i pensieri dell’altro sono ostacolo alla comprensione di strutture narrative complesse sia nella fase di ricezione del messaggio che nella rappresentazione.

Il percorso per arrivare quindi alla rappresentazione “classica”, e alla sequenza narrativa è difficile ma non impossibile.

Noi prevediamo dei passaggi che sono il lavoro individuale, il lavoro in coppia e il successivo passaggio nel piccolo gruppo, possibilmente omogeneo per età e per caratteristiche.

Questo dipende da valutazioni che devono essere aggiornate in itinere e dal monitoraggio che accompagna questa attività. E’ evidente che la presenza o meno del linguaggio e  la disponibilità all’interazione sono fattori importanti per calibrare la proposta. Il livello di lavoro ci è quindi dato dal bambino, anche se il nostro compito è quello di spingere affinché ci siano evoluzioni armoniche e non settoriali.

L’ostacolo a questo uso esterno ed aperto del burattino è principalmente la difficoltà per il soggetto autistico di riuscire a spostare da un uso per sè ad un uso comunicativo verso gli altri personaggi.

Per concludere il proporre a bambini ed adulti autistici l’incontro con il burattino richiede una professionalità e una metodologia che non possono essere improvvisate e che deriva principalmente dal calibrare la proposta sul livello evolutivo raggiunto in quel momento. Il setting di lavoro deve essere costante e la proposta deve essere mantenuta nel tempo, vanno registrate le evoluzioni e i cambiamenti, si deve monitorare le rigidità comportamentali che possono installarsi e tutto il percorso va costruito pensando alla possibilità di esportare l’esperienza in altri ambiti per favorire la generalizzazione.

Questo è l’obiettivo finale e conclusivo, se questo avviene possiamo riporre i nostri amici burattini nel baule, farli riposare un po’, sono sicuro che saranno pronti a lavorare ancora per noi e dare la possibilità ad altri bambini di assaporare la piacevolezza di fare un gioco con un amico di legno.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 01 Settembre 2010 14:08